E’ quasi design #007

                      


Sorvoliamo sull’imbarazzante lasso di tempo che ci divide dall’ultimo aggiornamento di questa rubrica. Vorrei giustificarmi in quanto ho avuto problemi familiari e poi ieri ho anche corso la campestre….
La carrellata di oggi verte sulle tematiche del design e del problem solving che sono poi due facce dello stesso renminbi.

Colmo di serietà comincio col rimandarvi alle magnifiche foto di Design del Popolo di Vladimir Archipov. Sperando di farvi appassionare alla genialità delle soluzioni che alcune grandi menti umane possono partorire quando adeguatamente stimolate da necessità e povertà di mezzi… ma anche dal rifiuto delle logiche consumistiche. Se l’indagine dello stimatissimo Archipov è stata condotta nell’ex Unione Sovietica, la ben più modesta (ma solo per quantità) raccolta di DSC non poteva che attingere al grande patrimonio che ci è offerto dall’inventiva cinese.



Foto 1: “coperta con rammendi plurimi”

In Cina ho imparato a spostare (e di molto) il confine oltre il quale un oggetto non è più riparabile. Inutile dire che questa coperta è bellissima. Qualcosa che a detta del nostro capo giurato D’ario non ci si stupirebbe a trovare sugli scaffali di Muji.



Foto 2: “mocio”

Non piĂą rammendabile, non significa da buttare via.



Foto 3: “sedie disimpilabili”

Per la cronaca lo scatto proviene dal mercato degli insetti di Shanghai. Sullo sfondo sono visibili molti barattoli con grossi grilli della specie canterina (si tengono in una scatolina di vimini nel taschino e fanno compagnia). C’è poi anche il grillo da combattimento, di una specie molto più piccola e pugnace: mentre due esemplari duellano fino alla morte a taluni uomini cinesi piace organizzare scommesse clandestine sull’esito della tenzone. Ma stiamo divagando…. Questo pezzo di design sovverte la logica per cui le sedie si usano singole e si mettono via impilate. Questo è design signori miei, non sto scherzando!



Foto 4: “designer del popolo su sedia autocostruita”

Provo a immaginare questa sedia da ufficio in simil-pelle appena uscita dalla fabbrica: doveva essere di certo qualcosa di orrendo. Quel bracciolo è inappellabilmente una merda; ma a guardarla così, in bilico su questi mattoni albasi, sotto il culo di questo bulletto di periferia comodo e sornione, non risulta stupenda?
Sì.
Non parliamo poi della raffinatezza dell’abbinamento cromatico tra sedia, mattoni, vestiario e contesto. Questo giovane ha stile, questo giovane è un designer e forse non sa di esserlo. Anzi, di più, questo giovane ha la grazia e la fierezza di un monaco Shaolin.



Foto 5: “pinza per la mondezza”

Con due stecche di legno di bambù, una pila stilo esausta e un metro scarso di cordino di cotone questo lavoratore si è costruito un attrezzo formidabile. L’espressione orgogliosa e l’incedere sicuro tradiscono un certo giustificatissimo autocompiacimento.



Foto 6: “alla fermata del bus”

Al problema della ricerca dell’ombra presso la fermata dell’autobus un progettista occidentale darebbe di certo soluzioni costose e scontate come ad esempio l’erezione di una pensilina. (perdonatemi ma già da diverse righe desideravo scrivere “erezione”). Ma il progettista occidentale, pur disponendo di mezzi economici e culturali, di un gusto migliore nel vestire e spesso anche di un fisico meno infelice di quello dei 7 personaggi in fila dietro il palo ha ancora molto da imparare. Come scrisse Confucio pensando al nostro blog: “Non conta il colore del gatto, conta che acchiappi il topo.”



Foto 7 “in banca”

Quando andai ad aprire il conto corrente presso una piccola filiale di quartiere della Bank of China fotografai questi meravigliosi occhiali di cortesia. Poveri noi (stolti figli dei tempi moderni) che abbiamo sempre creduto che gli occhiali siano sempre esistiti solamente in versione wireless!



Foto 8: “filtro omologato antiparticolato che protegge tutto l’apparato”
(Presso la cittĂ  proibita a Pechino)

Perché in fondo, quanta protezione in più offrono contro lo smog quelle mascherine da chirurgo che molti sono soliti calzare nell’estremo oriente? Ritengo, in estrema analisi, circa la stessa offerta dalle mascherine da notte della Thai Airlines.



Foto 9: “ a maggior tutela delle mie congiuntive”

Ok, il punto vita di quest’uomo e il taglio a pinocchietto dei suoi calzoni sulle prime potrebbero spingerci a non prenderlo sul serio. Anche la maschera da sub potrebbe giocare un ruolo in questo. Io stesso che lo fotografai un paio d’anni fa l’ho sempre sottovalutato.
…Poi capitano giornate come quella di ieri in cui girando per il Decathlon ho realizzato che esistono una miriade di oggetti che assolvono la stessa funzione ma, viene da polemizzare “per questione di marketing”, sono stati sviluppati con morfologie leggermente diverse in modo tale che noi oggi ci si illuda per esempio che un casco da skate debba essere diverso da uncasco da bici / equitazione / pattinaggio / eccetera.
No. Ieri l’ho capito. Ha ragione quest’uomo e noi siamo vittime di una cospirazione interplanetaria ordita dalle multinazionali. Gli oggetti con la stessa funzione sono o dovrebbero essere intercambiabili. Punto.

E ora se permettete vado a piantare un po’ di chiodi col tacco di una scarpa, come faceva mio nonno.



Foto 10 “idraulica alla Shanghainese”

All’epoca del mio soggiorno a Shanghai, quando ancora ragionavo da occidentale consumista, si ruppe il giunto tra il lavello e il tubo di scarico. Arrangiai una riparazione provvisoria con una confezione grande di chewingum forata all’uopo e del nastro telato tipo Saratoga. Feci poi salire l’idraulico del condominio che ragionava in tutt’altro modo. Mi spiegò a gesti che la riparazione era eccellente e se ne andò con l’aria allegra senza aver fatto nulla né domandato denaro. Lì per lì rimasi basito, ma la mia riparazione tenne fino a quando lasciai l’appartamento molti mesi dopo.



Foto 11 ”il casco signora, il casco!”

Per ultima ho tenuto lei perché mi lascia pieno di dubbi. E’ anche lei una di quelle funzionaliste hardcore che abbiamo imparato a conoscere? Magari il suo scopo è illudere i vigili che abbia un casco in testa senza rovinare la messa in piega. O forse si vergogna di avere i capelli sporchi. Una cosa è certa: lei va in giro per il quartiere con la cuffia da doccia in testa e se ne fotte altissimamente di quello che penseranno gli altri. Dontsaycat la stima.






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